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È chiaro fin da titolo e sottotitolo che questo libro affronta l'argomento psicanalisi in modo leggero. Attenzione: leggero, non superficiale.
Uno dei segreti forse più importanti per vivere bene è non prendersi mai troppo sul serio. Questo Caterina Ferraresi lo ha ben presente ed è la cifra stilistica della sua scrittura sottilmente ironica. Persino nel titolo che spiega nelle prime pagine: "Qualcuno - non ricordo chi - ha detto: se hai un problema puoi fare tre cose, parlarne con il tuo barista, andare in analisi o tenertelo per te. Il risultato alla fine sarà lo stesso".
In questo libro, davvero piacevolissimo - più che un saggio una interessante chiacchierata con una "addetta ai lavori" - si trovano tanti spunti di riflessione utili non solo a chi è indeciso se andare in terapia, ma a ciascuno di noi.
Aiuta ad accettare un po' di più la vita come viene. A capire che di fronte a certi eventi siamo impotenti, mentre in altre situazioni possiamo scegliere di dare una nuova direzione alla nostra vita se solo lo ammogliamo e senza aspettare che siano gli altri a rimetterci in piedi.
Che "non accettare la propria storia è causa di sofferenza. Di una sofferenza peraltro inutile e improduttiva perché impotente".
Che "ascoltare se stessi è la strada. Diventare sordi a chi ci dice cosa è bene per noi è la cura".
Perché "la vostra vita è vostra. Non di vostra madre, di vostra moglie, del vostro terapeuta e nemmeno di vostro figlio. È' così vostra che, se voi morite, tutti gli altri rimangono in vita. Magari disperati, ma vivi".
Sono solo alcuni dei tanti brani che ho sottolineato, esercizi di buon senso che a volte - immersi nei nostri problemi - perdiamo di vista.
Un piccolo libro prezioso nella sua ironica semplicità che aiuta a guardarsi dentro e regala qualche ora di piacevole lettura.

Perché se uno ha visto cinquecento incontri di boxe ha visto cinquecento incontri di boxe

Diciamolo: la boxe è stata un baluardo degli uomini inteso sia come sport esclusivo di genere, nel senso letterale della parola di esclusione dell'altro, che come "corporazione" in difesa della sua individualità per un sacco di tempo fino all'arrivo di Joyce Carol Oates: una creatura forse troppo esile ma troppo piena di talento che non ha esitato a scavare tra i cazzotti dei campioni che hanno fatto la storia di questo sport e dato visibilità a quest'arte.

Nessuno sa e conosce il terribile potere della musica. E del vagare, senza nome, allo sbando, alla ricerca di Penelope. Nessuno ha un nome che sembra quello di un romanziere, o di un attore, o magari di un graffitaro. E, infatti, Willis Earl Beal è tutte queste cose insieme. Oltre che - segnatevi questo nome - un provetto musicista, che promette ancor più di quanto già non stia mantenendo.Nessuno nel giro di due album ha smesso di essere un nessuno, la sua storia, breve ancora, acerba, sta in poche righe di vita e di Wikipedia, termometro di notorietà fatalmente destinato a salire, ad allungarsi.

Giovedì, 16 Marzo 2017 00:00

Un tifone in arrivo

Paolo, il protagonista di questa storia di amicizia e conquiste, è come la Primavera: è una gemma che deve schiudersi. Sono foglie strette le sue, una chiara difesa, ma con delicate parole, Paolo comincerà ad avvertire un calore nuovo e rivelerà quello che ha dentro, i suoi veri colori.

Di colori all’inizio ne ha solo uno e non gli piace. Infatti, in modo quasi segreto, coltiva sogni e interessi, ma ha anche vuoti dolorosi da colmare e paure: tutto questo arriva fuori solo colorando le orecchie, di un rosso intenso. La timidezza di Paolo è la stessa di chi è più riservato e che magari si sente incompreso. Solitamente i ragazzini così sono il bersaglio preferito dei bulli, come il Trio, il gruppetto di prepotenti che prende di mira, appunto, Paolo.

Riscrivere i diari di Etty Hillesum per un pubblico di giovani lettori sarebbe potuta essere un’impresa quantomeno rischiosa, se non addirittura fallimentare per ragioni di diversa natura, non ultima quella dell’età di Etty al momento della stesura dei suoi diari. Era una donna quasi trentenne, nel fiore di un età che si era andata conquistando, in modo assolutamente non convenzionale per quei tempi, e lontana anni luce dai tempi attuali dei nostri lettori e quindi per questo con scarso potere di immedesimazione da parte loro.

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Grazie alle parole di Irène Némirovsky il lettore è portato a immedesimarsi nella malattia della storia, nella violenza delle sue guerre, nell'immoralità dei suoi molti popoli. La vita di  questa grande scrittrice riassume in sé le tragedie e gli orrori del XX secolo. Nata in Russia nel 1903 in una famiglia ebrea, al momento della rivoluzione il padre, banchiere, per sfuggire alle persecuzioni emigra in Francia. Qui Irène trova ben presto la sua vocazione, sarà una scrittrice. Le circostanze del suo esordio letterario hanno qualcosa di romanzesco.

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