Benvenuti al Bookavenue Book Festival 1a edizione 2009!

Incontro con Cristina Bolzani
in occasione dell'uscita del suo libro
Tè e Tao con Ivy Compton-Burnett,
Lampi di stampa

dalla PREFAZIONE
Ci sono scrittori così presenti nel nostro orizzonte dei classici
che quasi facciamo fatica a ignorarli. A un certo punto, magari dopo
averli evitati per anni, ci capita di leggerli, è arrivato il momento di
farlo. Altri invece, apparentemente meno imprescindibili, potrem-
mo ignorarli per sempre, se non fosse il caso a farceli incontrare.
Ho scoperto Ivy Compton-Burnett in una libreria di reminders.
Vendevano Il Presente e il passato in una buona copia Einaudi. Il
tempo di sfogliare in fretta il libro e già ero sedotta dal chiacchie-
riccio ininterrotto dei suoi personaggi. Un amore a prima vista,
riconfermato leggendo gli altri romanzi, la biografi a, i saggi critici
dedicati a lei. Vestita di un rigoroso total black, molto simile alle
governanti che abitano i suoi libri, capace di disegnare un carattere
con un solo tratto di carboncino: chiaroscuro che diventa rivela-
torio tra le parole, sotto i discorsi, nell’inconscio - o in un surreale
troppo-conscio e iper-logico - di verbose esistenze che si dipanano
inerti tra le mura di spoglie tenute tardo vittoriane. Dove la malva-
gità è spesso impunita, le relazioni affettive sono declinate in tutti
i modi possibili, e tuttavia prevale un intangibile understatement.
Ivy Compton-Burnett sa intrattenere il lettore con un particolare
sense of humour che spesso è - benefica catarsi! - il rovescio di un
sense of tragic. E anche se nelle sue trame le sorti del mondo sono
nelle mani dei tiranni, mette al centro i contemplativi, antieroi dalla
voce suadente, ironici atarassici inadeguati alle belligeranze ma
con l’arma del linguaggio. Ci si potrebbe chiedere perché sia an-
cora poco conosciuta in Italia. Forse, a dirla con i taoisti, il mondo
conosce solo l’utilità dell’utile, ma non l’utilità dell’inutile. E a modo
suo l’eccentrica inglese è maestra dell’inutile e cultrice del vuoto.
Siccome però a me è successa la stessa cosa capitata alla sua
dattilografa – di restarne perdutamente addicted – con questo lavo-
ro cerco di far cadere anche altri in questa piacevole dipendenza. E
poi, se una scrittrice come Virginia Woolf ha trovato così bello un
suo romanzo da svegliarsi in piena notte in preda all’invidia, e se
un puntiglioso come Angus Wilson mette i suoi libri tra i capolavori
del passato, qualche ragione ci sarà.
L'appuntamneto con l'Autrice è indicato a destra e nella pagina degli eventi.




















