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Cuore di Drago
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Incontro con Molly Greenhouse
in occasione dell'uscita del suo libro
Cuore di Drago
RUNDE TAARN Edizioni

L'Autrice
Molly Greenhouse (nome d'arte di Monica Serra) nasce nel 1968 da famiglia “itinerante” per motivi di lavoro e frequenta diverse scuole sparse in tutta Italia. Nel 1988 approda all’attuale professione nel settore del credito. Si è occupata di teatro a livello amatoriale, ama giocare a tennis e dedicarsi alla sua famiglia. Ha due figli speciali, un marito meraviglioso e un gatto convinto di appartenere al genere umano.
Sinossi
La forza dell'ultimo drago venne imprigionata in un spada dal nome emblematico: Cuore di Drago.
Il suo potere, tale da consigliarne lo smembramento, venne diviso: parte nella spada, parte nel fodero e parte nella gemma incastonata nell'elsa.
Toccherà al giovane Taron di Castelvetro compiere la profezia che lo vuole l'unico capace di ricomporre la spada per usarla a fin di bene senza esserne dominato.
Lo Stregone di Bella Isola però sta tramando affinché il potere del Drago possa finire nelle sue avide ed ingorde mani e non si farà scrupoli mettendo a repentaglio l'incolumità dei propri figli pur di raggiungere il suo scopo.
La spada, però, è scomparsa alla vista degli uomini e toccherà al giovane Taron e ai suoi compagni d'avventura mettersi alla sua ricerca, andando incontro ad avventure e sorprese. Nuovi personaggi entreranno in scena, alcuni si dimostreranno da subito fidati alleati, altri saranno ben presto scoperti come nemici. Non è facile distinguere gli uni dagli altri, perché il confine fra bene e male è assai sottile e passa per il Cuore palpitante di un Drago, l'ultimo dei Draghi che la Storia ricorda.
Anteprima
Taron, al suo fianco, si stava rialzando, malfermo e confuso.
Mahja mantenne lo sguardo fisso sullo Stregone e rinfoderò la spada: «Consegnateci la Conoscenza e ce ne andremo senza combattere» insisté. «Siamo qui per fermarvi».
Lo Stregone sembrava compiaciuto. Guardò Lothar, poi Taron, poi riportò lo sguardo su di lei e rise, beffardo.
D’improvviso, si fece serio: «Potete provarci, ma perdereste solo il vostro tempo e certo morireste nel tentativo».
«Ti strapperò il cuore» sibilò Taron, che si era rimesso in piedi, in preda ad un dolore lancinante alla testa. Lo Stregone sorrise lentamente. Si alzò e avanzò verso di loro, appoggiandosi al bastone. I suoi occhi si fecero ancor più grigi: «Strapparmi il cuore, dici». Le sue labbra divennero una linea dura, gli occhi si strinsero: «Temo sia impossibile, sai, perché al posto del cuore io non ho niente».
Si diresse verso Taron, mentre Mahja si guardava intorno alla ricerca del fodero della Conoscenza.
Il mago proseguì: «Nient’altro che un grande buco vuoto, che solo Cuore di Drago può colmare». Fissò i suoi occhi metallici in quelli di Taron, facendogli gelare il sangue. «È tutto così semplice. Il suo cuore sarà mio e io sarò il Drago».
Mahja continuava a guardarsi intorno, ma non riusciva a trovare nessun indizio che potesse aiutarla a capire dov’era nascosto il fodero. Eppure doveva essere lì, ne era sicura. Poteva sentirne il potere latente aleggiare nell’aria.
Taron e Lothar erano immobili al suo fianco, come pietrificati.
Lo Stregone avanzò verso di lei: «È un peccato che io non possa dedicarti più tempo, mia signora».
Sembrava sincero. Alzò una mano davanti a sé, il palmo aperto verso di lei: «Sono atteso altrove».
Sembrò che per un attimo trattenesse il fiato, poi un ghigno gli piegò le labbra: «Forse sarebbe meglio dire che non sono atteso altrove!».
Pareva compiaciuto dalla battuta e Mahja approfittò di quell’istante di distrazione per scattare verso il trono di legno. Fu abbastanza svelta e riuscì a ripararsi prima che il fuoco magico la raggiungesse. L’energia che s’infranse contro lo scranno, scheggiandolo, parve spezzare l’immobilità di Lot e Taron.
Il grosso guerriero si riscosse, ma prima che potesse scagliare l’ascia, il mago gli lanciò imprecando un incantesimo. Lothar fu sbalzato contro la parete e si accasciò al suolo.
Taron, agitato, strinse con forza l’impugnatura della spada e girò lo sguardo intorno alla ricerca di Mahja. La vide, rannicchiata dietro al massiccio sedile di legno e tornò lucido. Si volse verso lo Stregone e si fronteggiarono in un silenzio assoluto.
Una furia incontrollata si agitava negli occhi del mago e Taron sentì i capelli drizzarsi sulla nuca. Era terrorizzato.
L’attenzione dello Stregone era tutta dedicata a Taron, così Mahja poté osservarlo meglio. Improvvisamente, la consapevolezza di quello che vide la colpì come uno schiaffo in pieno viso.
Il mago portava una cintura molto particolare che lei non aveva notato prima. Era di seta nera, ricamata con rune dorate e gli avvolgeva i fianchi.
“Rune dorate”. Concentrò la sua attenzione su quel particolare e dopo pochi istanti ne fu certa, lo Stregone non poteva trovare nascondiglio più sicuro.
Ebbe anche la certezza che non sarebbero mai riusciti a sottrargli il fodero finché fosse stato vivo.
“Eppure, deve esserci un modo”. Ragionò, freneticamente, mentre Taron sosteneva la sua battaglia impari con lo Stregone.
Era decisa a non demordere, ma l’urlo di Taron cancellò ogni altro pensiero dalla sua mente. Lo vide piegarsi in due e lasciare la presa sulla spada, che scivolò in terra con un clangore metallico.
Lo Stregone sembrava seccato dal contrattempo che lo tratteneva ancora lì e si preparava a lanciare un incantesimo mortale.
Mahja chiuse gli occhi, si concentrò e raccolse fino all’ultimo frammento di energia che sentiva pulsare introno a sé. Immaginò di farne una sfera e la lanciò verso Taron.
Lui si raddrizzò, senza capire da dove venisse quella forza che sentì esplodere dentro di sé e che cancellò la stretta soffocante sulla sua mente. Si chinò a raccogliere agilmente l’arma che aveva lasciato scivolare sul pavimento e si scagliò contro il mago, che era rimasto immobile, sbigottito da quello che stava accadendo.
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