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Questa rubrica:
Reading Room è la nostra rubrica dedicata alle cronache culturali e ai libri usciti oltreconfine, in particolare dagli Stati Uniti da dove traduciamo molto.
Reading Room is our section devoted to cultural chronicles and books published in abroad, especially the United States from where we mostly translate .

(a cura di Michele Genchi)

Giovedì 16 Febbraio 2012 06:49

Goodbye Mr. Roth

Qui finisce la mia odissea con Roth. E con quale miglior scelta se non di finire dall'inizio? Si perché Roth mi ha saziato a tal punto come l'acqua che scorre dai lati della bocca mentre la gola indugia al sorso ulteriore. Basta, non ne vogliamo più. Così, con evidente logica e tranquillità d'animo, dico addio al mio autore preferito di sempre con il "carico" di pagine che porterò sempre con me: una trentina di libri in un mix tra fiction e non-ficton e romanzi in serie (leggi, Zuckermann).

Sabato 07 Gennaio 2012 10:50

La barca di Hemingway

Durante la lettura della “Barca di Hemingway”, (non senza qualche difficoltà considerato il mio livello “pre-intermediate”), riflettevo sulla quantità incessante di romanzi, memorie di famiglia, (addirittura) studi psicoanalitici e critiche postume che hanno animato il dibattito sull’opera di Hemingway lo scorso anno nel nuovo mondo . Grazie al libro pubblicato da Paul Hendrickson, potremo finalmente riposare un po’ tutti quanti. Lo dico perché questo è un libro che tira le somme di tutto quello che è stato detto e scritto nel 2011 sul grande autore americano in occasione del 50mo della sua morte. Da noi la questione è passata colpevolmente inosservata attenti, piuttosto, ad inseguire il bestseller salva-bilancio in un anno di vacche magre come quello che sarà ricordato l’anno della decrescita del mondo editoriale italiano.

Proprio qualche settimana fa, Haruki Murakami è stato molto, molto vicino ad essere tra i primi posti per il Premio Nobel per la letteratura: non lo ha vinto, almeno per quest’anno, ma Murakami è chiaramente uno dei romanzieri più popolari e ammirati di oggi, un professionista brillante e irresistibilmente coinvolgente, “pieno-pieno”, come dice il mio amico Fabrizio Fides, di fantasia letteraria. È già stato onorato con il Premio Kafka, il Premio Gerusalemme e il World Fantasy Award. Il suoi più noti romanzi - "Nel segno della Pecora”, "Kafka sulla spiaggia" e "l’uccello che girava le viti del mondo" per non parlare di “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” - hanno addirittura fatto di Murakami un autore di culto tra i giovani lettori, ma anche tra i più adulti (me compreso). Forse lo scrittore americano che più gli assomiglia, in vari modi, è Michael Chabon e, in qualche caso, anche le panoramiche visioni di Phil Dick, o, almeno, questo vale per me (ecco il perché del riferimento nel titolo a questo articolo).

Fabrizio Fides è un bravo libraio e intellettuale. Il suo sarcasmo ai commenti sul Nobel al poeta svedese Transtromer nascondevano, non troppo, la sua profonda delusione per il mancato premio a quello che considera il più grande scrittore vivente. Naturalmente condivido la sua delusione anche se da sempre faccio il tifo per Philip Roth, il quale, a questo punto, può presentarsi davanti al suo Creatore senza l'ambito riconoscimento. Chi mi legge lo sa da sempre: è Roth il più grande, Murakami è solo il suo gregario.
L'articolo che segue è, in definitiva, un omaggio al grande "secondo" di Kyoto sperando che un giorno possa andare a prendersi a Oslo la sua pergamena.

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